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mercoledì, 23 luglio 2008

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BELLISSIMO

postato da: opi alle ore 20:48 | link | commenti | commenti
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mercoledì, 23 luglio 2008

Da Verderame vengo a sapere che Maggie, irina palm, è Marianne Faithfull e allora dico com'è possibile che un corpo diventi così altro da sé, cioè non più brutto - lasciamo perdere - ma così morfologicamente diverso? è per questo che hanno inventato gli specchi? perchè ci abituassimo giorno dopo giorno, ora dopo ora? perchè non uscissimo di senno nel vederci improvvisamente rifessi, dopo venti, trenta anni,  nelle pupille di qualcuno che ci guarda? Ai cani, alle civette, ai rinoceronti,  ai ramarri, succede lo stesso? Portatemi una ramarra che a vent'anni era l'amante di mike jagger: glielo voglio chiedere.

postato da: opi alle ore 17:00 | link | commenti (4) | commenti (4)
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martedì, 22 luglio 2008

irina palm

C'è Maggie, donna scialba e quasi vecchia, che tiene il nipote malato non si sa di che cosa , ma comunque grave e  va portato subito in Australia. Nessuno però ci ha un soldo da parte. Così Maggie gira per la città -Londra -col suo cappottino e la borsa. Cammina e cammina per trovare i soldi. Ma tutti  la cacciano a calci in culo. Allora càpita casualmente in un porno locale pensando di passare lo straccio per terra e invece quelli cercano una per fare le seghe agli uomini che infilano i loro piselli  dentro il buco della parete. Maggie, prima strippa di vergogna, poi s'applica di brutto  e diventa famosa per via  delle mani morbide. E così, con una vestaglietta a fiori e le ciavatte, fa il suo lavoro coscienziosamente, quasi affettuosamente, come una massaia che arrotola i cannelloni, la domenica. Diventa tanto famosa che si fa la fila di pipparoli  prima del buco di Irina Palm. Se la contendono i padroni dei locali. Lei si fa un malloppo di soldi e lo da al figlio perchè porti il bambino in Australia. Intanto le amiche stronzone che sembrano uscite dal muppet show la guardano con sospetto perchè, a furia di darci sotto, Maggie s'è anchilosata pure un braccio e poi è diventata strana e diserta le partite di bridge.Tanto è diventata strana che a un certo punto dice pure la verità e butta la foto del marito morto nella spazzatura. Poi il figio scopre che Maggie i soldi se li guadagna in modo quasi puttanesco, per non dire tutto puttanesco. Non capisce che per lei è come fare i cannelloni e così litigano, ma poi fanno la pace. Il bambino se ne va in Australia e Maggie se ne va dal padrone del locale, che sarà pure un poco di buono, sarà pure un dannato, sarà pure un magnaccione, ma - guarda un po'- la ama. " Mi piace come cammini" le dice e  per una che ha camminato tanto, non è cosa da poco.

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domenica, 20 luglio 2008

Oggi mi visito nel secondo pomeriggio soleggiato, ma non afoso, l'abbazia di Casamari. Vado,  tra archi e pietre, cercando il chiosco ed ecco che arrivo e lo trovo imbellettato di aiuole piene di fiori rossi a pennacchio- almeno 1000 piante-  e dall'alto penzolano gerani rosa, detti francesini.

Rimango tramortita davanti a cotanto cromatismo che invece d'indurre in meditazione fa venire in mente fratacchioni fumati rasta.

  E  poi sulla scalinata hanno schiaffato vasi con palme nane che c'entrano come il cacio a merenda con l'altre piante autoctone cresciute ivi, in saecula saeculorum. Ora pro nobis. Bambulè.

Fuori dell'abbazia c'è un sale e tabacchi che si è nominato " il più fortunato punto vendita di gratta e vinci d'italia"  pertanto compro immediatamente un biglietto da 5 euro che gratto seduta fuori, al tavolino.Intorno ci sono altre persone, quasi tutti vecchi, che grattano pure loro. Certi hanno le unghie verde-metalllizzato di quella patina - ma che cazzo di materia  è? -che copre i numeri. Vinciamo niente.Tutti. Oppure vinciamo tutto.Nessuno. Poi però mi compro un cremino.

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venerdì, 18 luglio 2008

 

 

 Ecco: questo è il Direttore Generale della mia Azienda Sanitaria.

Ho attraversato la giungla delle stanze e dei corridoi, tra i suoi selvaggi sporchi di sangue e l'ho trovato là, dietro la scrivania. Ero così stanca eppure lucida come non mai. Il sudore m'incollava la maglietta alle scapole, curve. Ci siamo guardati. Non m'ha chiesto chi ero. Che cazzo gliene fregava di chi ero o non ero. Ho capito che  avrebbe voluto soltanto parlare del mucchio di piccole braccia tagliate dai vietcong e sibilare : " ho visto orrori, orrori che ha visto anche lei......" .

So che aspettava che lo liberassi, finalmente, affettandogli il collo con un machete.  


"...E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo
E' questo il modo in cui finisce il mondo

Non già con uno schianto ma con un lamento".

 

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martedì, 15 luglio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono una butterfly, in menopausa. Vivo dentro un bozzolo. Cucino rigatoni al sugo che mi fanno strippare il colon.Tengo l'esofagite e un blog dove scrivo tante scemenze. Tutte scemenze. E, in the life, ho commesso troppi errori. Forse non ci ho mai capito niente. Forse sono tarda di comprendonio, di quel comprendonio  che coincide con il buon senso e che ti aiuta a vivere senza troppe complicazioni. Forse, salvandomi in corner, potrei definirmi un'ingenua. E allora? Che cosa mi succederà? Ce la farò? Ma al di là di tutte queste considerazioni che lasciano il tempo che  trovano- perchè ciò che siamo saremo, e poi non saremo più - quello che m' intristisce  veramente, alla fine, è che non mi ricordo più come si fa a volare.

 
O Thou, Lily of the Valley,
Stand by me

                                                                

  THE END                                  

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sabato, 12 luglio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cara Wambua, come te la passi laggiù? Sono poche ore che sei precipitata e già mi manchi da non crederci. Sconsolatissima mi faccio il mio cicchetto delle 22 e non so con chi scambiare due chiacchiere. Ho tanto nostalgia dei nostri svolazzi e del tuo sense of humor, davvero formidabile.Non ho mai riso tanto in morte mia! Per quanto mi riguarda credo che rinascerò tra un paio di mesi, più o meno.Mi sto spennando tutta. E mi è parso di intuire, da certi ammiccamenti, che mi toccherà trascorrrere una decina d'anni da gatto, forse soriano.Capirai, certo che si sono sprecati...uff. Mi chiameranno con un nome  stupidissimo se avrò la fortuna di avere un padrone. Mimì, cicci, pussy, betty boop. Bleah. Sai che ti dico? Sarò randagia e vivrò dentro un bidone della spazzatura. Ti mando un bacio in punta di dita e, semmai dovessimo incrociarci, ti prego di non farmi in salmì.

Miao

Tua Geltrud 

 

 

Ghè.. ghè... ghè... Geltrud! Non ci capicco niente, è tutto così trano. Fa tanto caddo e sono tutti neri. Pure io sono nera, piccola piccola. Mia madre mi porta sulla schiena. E pensare che ero alto 1, 90 e avevo purissimo sangue irlandese nelle vene!

zao zao

Wambua

 

 

 

 

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venerdì, 11 luglio 2008

Corse a casa nella violenza di un acquazzone, piegato in due sotto un ombrello ridicolo, da nano.

Poi giacque un poco sul divano aspettando che gli venisse fame, davanti al programma  Estrazione Del Lotto.

Stronzo, pretendi di vincere senza aver giocato?

Si, è questione di onnipotenza, lasciatemi questo delirio innocuo, bestie banali.

Gli venne uno sbadiglio largo e  il ricordo impietoso di quando, durante la riunione, verso le 15,30 s’era incastrato un dito in un buco nel cassetto, sotto la scrivania, e aveva lottato per una mezz’ora per liberarsi, senza dare nell’occhio. Gli faceva ancora male, il dito.

Allora gli venne in mente che da ragazzino, affacciato al terrazzo, un giorno aveva visto entrare nel portone del dottor Chirichini

- il dott. Chirichini era enormemente sozzo, esercitava anche come dentista e faceva sciacquare le bocche insaguinate con lo stesso bicchiere, a tutti, da anni. Nessuno osava protestare per una curiosa forma di espiazione derivante da sensi di colpa giacché i denti sono legati all’inconscio più del pene( Eswevrtosnfr, 1989).

 La moglie , una severa schizofrenica con delirio di gelosia, sorvegliava le mosse del marito da dietro un uscio. Chirichini era calvo e si spalmava sulla testa, tutte le mattine, uno squaglio di pece. Sembrava  un pupazzo della playmobil, col baschetto -

un bambino che s’era infilato al dito un anello di ferro strettissimo e il dito s’era gonfiato, rosso come un wurstel. E poi aveva sentito il ragazzino strillare da dentro lo studio di Chirichini mentre il dito veniva tagliuzzato.Aveva anche immaginato Chirichini dire al ragazzino” tieni, bevi” offrendogli QUEL bicchiere.

 Ecco, questi erano i pensieri, quello era il dito suo e così era diventato lui, abbastanza bizzarro scimunito storto e  fragilissimo, come l’ombrello da nano,  come un vaso di coccio plasmato da un matto, dentro la comunità psichiatrica.

E non aveva vinto niente, al lotto.

 

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna?

Non sono cazzi tuoi, per intanto.

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martedì, 08 luglio 2008

certe volte mi chiedo perchè fanno tutti queste trasmissioni sui possibili nubifragi e tifoni. stasera per esempio fanno vedere honk hong in preda alla furia degli elementi, come se una gigantesca tromba d'aria dovesse abbattersi sulla città cinese o giapponese  che sia e tondeggiare tutti quegli occhi a mandorla e schiacciare come cerini tutti quei grattacieli. ma a me che cazzo me ne fregherebbe supposto che l'evento accadesse durante la mia presenza su questo pianeta detto terra .e certi tempi dei verbi pure, per dire, bò.

 

Mi chiamo Ching e sono l'ultimo uomo cinese sonnambulo sopravvissuto all'uragano.Come potete notare, l'evento mi colse in pigiama e di questo potrei dispiacermi se fossi ancora in grado di provare sentimenti così commoventemente umani. Invece adesso non provo più un beneamato cazzo di niente. A dire il vero provo solo un senso di curiosa vertigine. Dovrei ululare per lo spavento e invece eccomi qua, a illuminarmi, mentre l'acqua del pozzo si va ritirando. Poi sognerò un secchio d'alluminio e me che svuoto tutto l'oceano. 'Notte.

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sabato, 14 giugno 2008

Simmo una famiglia di coboldi che vive in una città del meridione.

Quella che vi parla sono io, la vecchia assisa con la creatura in braccio. Si chiama N'ato nel senso "eccone  n'ato".

Poi, da sinistra verso destra, ci stanno Carmela, che è scimunita e tocca pottarla a fare la loboterapia,  Peppino che a me mi pare che un poco già tende...come aggia dicere? mi pare un poco frocigno e Unicachesepòguardà ( noi la chiamiamo A',  pè abbreviazione).

Quella alta e secca è Iolanda, madre di tutte 'ste bestie e figlia mia unigenita. E' prulifica assai, pure se è brutta. Io non ero accussì brutta da ragazza. Tenevo l'aria smorfiosetta.

Allora, come ho detto,  Carmela è deficenta e Peppino è uomosecs. A' invece è cattiva come o' dimonio. Ci ha futtuti a tutti da piccirilla, con quella faccia belluccia che non ci pareva o' vero fosse parente proprio a noio. Ma ha  già acciso dodici gatti, ha fatto due rapine e ha appiccato o'  fuoco alla cantina di Don Pasquale, che, se lo viene a sapere, ci taglia a' capa a tutti.

N'ato, per il momento, caga e duorme.

 

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venerdì, 13 giugno 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi chiamo Temple e sono la sorella di Reginald, quello che ha infilato le papere nei bottiglioni.

La gente dice che lui è strano. La gente dice che anche io sono strana: allora siamo due ragazzi strani.

Questo pupazzo che ho sotto il braccio la porto con me per non dare nell'occhio, perchè la terapista mi ha detto: "Temple, portarsi dietro una stampella per abiti non è una cosa che va tanto bene, capisci? Sarebbe il caso che tu portassi con te una bambola o cose così, come le altre bambine". E così mi ha dato il pupazzo.Ma io trovavo enormemente più interessante la stampella.Con il pupazzo non so che farci, ma almeno i miei compagni di scuola non ridono di me.

Adesso che non ho più la stampella mi occupo degli orari dei bus che partono da Okeechobee Contea per Redighton Shores. Ho un bellissimo taccuino che consulto ogni giorno. Vorrei sempre parlare degli orari durante le mie conversazioni sociali, ma la mia terapista dice che in una conversazione sociale non puoi parlare soltanto tu, dice che devi ascoltare anche l'altro. Poi dice anche che pochissime persone sono interessate agli orari dei treni che da Okeechobee Contea vanno a  Redighton Shores. 

E allora devo imparare a dire: oh, ma davvero? oppure: molto bene! se un bambino mi racconta qualcosa su una partita di football o se una compagna mi chiede se mi piacciono le sue scarpe nuove.

Io non porto mai scarpe nuove perchè i miei piedi stanno bene soltanto dentro le mie  vecchie scarpe da ginnastica blu. E non mi piacciono le scarpe nuove non-blu.

Ma questo mondo è pieno di gente con scarpe nuove non-blu, che parlano di cose che non mi interessano affatto e  la mia terapista dice che è in questo mondo che devo vivere.

postato da: opi alle ore 20:28 | link | commenti (3) | commenti (3)
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mercoledì, 04 giugno 2008

 

Non lo so se è morto il cinema inteso come opera d'arte, ma è sicuramene morta la sala cinematografica. 

La sala da cui sputavi giù in platea. La sala enorme.La sala come il colosseo.

Ora i cinema sono tutti cinema piccoli, cameroni,  e gli schermi pure sono piccoli, però troppo grandi per le misure del camerone.

I personaggi ti saltano in faccia, come velociraptor, e non sono più i grossi personaggi umani, i golia, resi mitici dalla lontananza.

La scena sta là,a pochi metri  e questo mi disturba assai, mi fa torcere le palle degli occhi e m'assorda. Non riesco a guardare tutto, ma devo inclinare la testa sennò mi si sfocano gli angoli e mi vengono le vertigini.

Così non ho visto bene nessun film, negl ultimi tempi. Gomorra, l'altra sera, mi pareva come un disordine di primi piani e poi azioni troppo veloci che mi arrecavano danno agli organi di senso.Eppure tashtego dice che è un bel film.

Quindi gli ultimi films che ho visto davvero li ho visti 20 anni fà e anche di più,  e sono stati:

dersu uzala

solaris

la montagna sacra

zabrisckie point

sacco e vanzetti

l'ultmo tango a parigi

 

 

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venerdì, 23 maggio 2008

roba vecchia, rivisitata

 

 

cap1

Questo è il racconto di due fidanzati conviventi, scrittori entrambi.

Scrivono in stanze separate, ognuno al suo romanzo.

Lei mi sembra più puntuale con i tempi che s'è data all'inizio.

Lui, più cialtrone, tende a rimandare. E' pigro, guarda la tv, s'affaccia alla finestra e preme la panza contro il davanzale. Se sotto non passa nessuno, sputa.

Una volta ha sputato pure se passava qualcuno e s'è ritirato subito dentro, vigliaccamente.

Hanno soldi bastevoli a garantire un discreto tenore di vita: rassicuriamoci.

Lei lo provoca tutte le mattine: "Che fai, scrivi due o tre capitoli oggi?".

Lui si mette a ruttare perchè gli piace Bukowschi, non lo stile, no, proprio la faccia.

Gli sembra di poter diventare impunemente brutto, sporco e pieno di pustole gonfie, come lui. Disperato altrettanto e poi stoltamente allegro e ciarliero, senza alcuna ragione.

Lei prima lo provoca e poi se ne va, stretta nella sua gonnella a vita bassa, nella stanza con la scrivania ben apparecchiata: pochi fronzoli, il desktop ben ordinato.

Lui già dal desktop si dimostra per quel porco che è: come sfondo un frattale di culi.

Scrivono ognuno dentro di sé, fino l’ora di pranzo.

Lui poco, pochissimo, perchè è lento, a periodi, e furioso in altri.

Adesso sta nel Periodo Lento, anzi nel Periodo Immobile e ha solo molta fame. Molta fame d'aria.

Lei ha preparato10 polpette e il minestrone.

"Che hai scritto?", gli chiede, mentre spacca una polpettina con la punta della forchetta.

"Niente", risponde lui, infilandosi la polpetta intera dentro la bocca.

"Mmmm... ", fa lei.

"Eh?", risponde lui.

 Mentre la notte lei dorme, lui ha preso la compulsiva abitudine di accendere il pc e di rubarle, qua e là,  frasi, nomi di personaggi, descrizioni e poi conserva tutto così, sfuso, come i lupini, dentro una cartella che ha chiamato "bagnarola".

Poi, dopo i furti, s'infila sotto le coperte, certo di aver profanato il tempio.

Per consolarsi le alza la canottiera e le ciuccia un capezzolo, fino all'alba.

Che scemo. 

 

Cap2

Tanto per ricordare che è una storia, torno appena un po'  indietro.

Questi due si sono conosciuti dentro un treno, nel periodo fobico, quando lui soffriva di somatizzazioni devastanti.  La tachicardia lo lasciava a bocca aperta, come un sarago.

 E piangeva di un pianto puerile alla minima occasione.

 Lei aveva l'indole da samaritana.

A lui non parve vero di potersi ammalare così amorosamente e a tutte l'ore.

Erano molto giovani.

Questo fidanzamento dura da sedici anni.

Lui ora è parzialmente guarito, ma non vuole, forse non può o magari non deve,  liberarsi di quest’immagine d'intellettuale goffo e sofferente. Immagine inflazionata gli dico io, ma più glielo dico, più lui  rallenta.Va verso la catatonia.

Temo d'assumermi la responsabilità di farlo nascere.

 

cap3

"Allora, dai, deciditi... cambiami la lampadina".

"Aspetta, sto lavorando."

"Non è vero".

"Non è vero?".

"Guarda che sono due giorni che cucino al buio...che cazzo, lo sai che se salgo sulla scala mi gira la testa".

"Sto scrivendo, ti ho detto.".

"Fammi vedere ". Lei allunga il collo sulle spalle di lui, “ Dunque: l'uomo calvo provò tutti i parrucchini, ma decise che di non comprare niente...ma che roba è?”.

"Lascia stare, lo so io"

"Per piacere, cambiami la lampadina".

"Più tardi".

"Vaffanculo".

"Si, uccidimi, fammi secco, ma poi non conservare le mie ceneri sul comodino, né ti venisse in mente di concimare i gerani. Odio i fiori che crescono a mazzetti. Sono vigliacchi."

"Sei un idiota".

Adesso che lei ha sbattuto la porta, lui ha tirato fuori della scrivania l'album dei francobolli di quando era ragazzino.

Ne prende uno e lo strappa a pezzi piccolissimi.

Ci sono mucchietti di pezzi piccolissimi dentro il cassetto. Li guarda con la mandibola penzoloni. Esagera, allarga la bocca, scuote la testa come un cane con le orecchie piene di zecche.

Poi fa come in quel film italiano "Un americano a Roma" quando il protagonista afferra la forchetta, la solleva, fissa il piatto e con il labbro storto dice:

 "Spaghetto! Tu me provochi? E io me te magno!" (in italiano romanesco nel testo N.d.R.)

E col labbro storto s'avventa sulla tastiera, l'afferra, la porta alla bocca, finge di masticare. 

Poi si alza di botto e esce.

 

cap4

Oggi ha piovuto e lui è rimasto a letto, la faccia gli si è rigata per le pieghe del lenzuolo.

"Sembrano cicatrici" gli dice lei che è già sveglia e mastica la punta di una matita, appoggiata allo stipite della porta.

Questa notte hanno scopato, cioè hanno fatto l'amore.

Lui sta diventando chiaramente impotente, eppure stavolta ce l'ha fatta. 

"Sei stato un fenomeno stanotte, amico".

Lei usa spesso questo fare cameratesco, che in lui provoca una malinconia immediata e una grossa voglia di piangere. Per il pallone perduto, per il pallone rotolato giù dalle scale e con quelle gambette corte di 5 anni  è impossibile inseguirlo. Infatti, con un ultimo balzo, scompare.

"Si, anche tu". Dolcezza, vostra altezza, per chiarezza, con ebbrezza, in nefandezza.

"Davvero?" .

" Si, ma in realtà mentre lo facevo, pensavo ad una troia cinese, con gli occhi affondati nella carne gialla, forse una mongola, con una vocina da topo che squittiva. Squittiscimi nell'orecchio ancora e ancora. Poi alternavo la cinese con una bianca sostanziosa dal pube così nero e duro da farmi paura".

Ecco che gli torna una botta di buon umore.

"Sei impossibile".

"Scherzo amore, adesso lasciami pensare, m'è venuta l'ispirazione".

E inizia a scrivere una lettera, appoggiandosi al comodino. La imbucherà stasera.

Sta per trasformarsi in una persona seria?

A dire il vero è sempre stato così profondamente serio da diventare grottesco, da prendersi ferocemente per il culo, prima che gli altri avessero il tempo di farlo. Previdente.

"Amore non ti alzi? Dai, è ora di pranzo".

"Si, mi alzo, amore", risponde lui, a un pelo dal suicidio.

Dai, alzati.Vedi di combinare qualcosa.

 

cap5

L'ha combinata: è morto. S’è impiccato ad una trave in cantina. Bello non è a vedersi.

M'è sfuggito nel momento in cui stavo per convincerlo a cominciare. Stronzo e risaputo fino alla fine.

Oltretutto prima s'era sborniato, fino a vomitarsi le budella, di liquore per dolci.

"Guai a chi dirà -pace all'anima sua- ". Fatevi i cazzi vostri, estranei".

Ha scritto questo col dito, sul vetro appannato della finestra.

Me l'aspettavo da uno così, la quintessenza della debolezza umana e incapace di accontentarsi.

Un fallito. 

 

epilogo

La sua anima s'è appollaiata sul lampadario.

Le lunghe ali ripiegate toccano terra.

Col becco arruffa le penne cercando le uova delle pulci.

Mi guarda con la testa piegata di lato, le palpebre vertiginosamente coprono e scoprono gli occhietti rossi. Aspetta.

Apro la busta della lettera che era destinata a me, ovviamente.C'è scritto:

 "Dai, dimmelo:dove sei e soprattutto chi sei tu? Ti sento, anche senza vederti. Sei il mio dio? Dammi una mano, allora".

Così seleziono tutto e schiaccio il tasto backspace. Adesso può volare.

 

 

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mercoledì, 14 maggio 2008

La 4° missione:

riforma della Legge 180 del 1978 in particolare per ciò che concerne il trattamento sanitario obbligatorio dei disturbati psichici.

 

IO ERO UN UCCELLO
DAL BIANCO VENTRE GENTILE,
QUALCUNO MI HA TAGLIATO LA GOLA
PER RIDERCI SOPRA
NON SO. IO ERO UN ALBATRO GRANDE
E VOLTEGGIAVO SUI MARI.
QUALCUNO HA FERMATO IL MIO VIAGGIO,
SENZA NESSUNA CARITA' DI SUONO.
MA ANCHE DISTESA PER TERRA
 IO CANTO
ORA PER TE LE MIE CANZONI D'AMORE.

 

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sabato, 10 maggio 2008

Ho deciso di demolirmi e ricostruirmi secondo le regole dei prefabbricati della bioedilizia.

Riflettete:

siamo fatti di un calcestruzzo così friabile certe volte.Voglio dire che, per una serie di coincidenze, può essere che abbiano utilizzato poco cemento e tanta sabbia, per le fondamenta. Così, alla prima miserrima scossa- questo mondo è imprevedibile- ci si abbatte a terra: macerie.

Inoltre il tetto, questa struttura superegoica così determinante- un tetto sulla testa, si dice, a significare sicurezza- certe volte non riesce a sostenere il peso di una nevicata insolitamente abbondante. Le stagioni non sono più quelle di una volta. Non sottovalutiamo la possibilità di uragani anche in regioni dal clima mite.

E poi ognuno di  noi, volente o nolente, è soggetto all’influenza degli spifferi e dell’umidità provenienti dagli altri esseri umani. Esempio: una zia Edvige che si lamenta sempre per tutte le sfortune della sua esistenza provoca sicuramente, giorno dopo giorno, un’infiltrazione d’acqua che a lungo andare ammuffirà il parquet del sistema nervoso, determinando lo scollamento di interi listelli neuronali.

Ancora: tutti gli arrivisti colleghi con i loro sibilanti passaparola sulle ultime cariche affidate ai soliti raccomandati e gli eventuali, secolari,  ricorsi da fare,bè, potrebbero costituire un potenziale rischio di cortocircuito nei corridoi coronarici.

E poi, amici miei,  l’enorme spesa in riscaldamento! Ci avete mai pensato a quanto costa innamorarsi? Bollette salatissime. Ma anche affezionarsi appena, anche accontentarsi di un po’ di tepore, è diventato quasi un lusso.

Allora: edifichiamoci e coibentiamoci con materiali rigorosamente naturali: zanne di mammuth e vello di pantegane.

Gli interni? Mucillagine per tinteggiare le pareti e mobili disegnati quando avevamo sei anni (la maestra ci tirava le bacchettate sulle mani perchè li capivamo soltanto noi).

Nelle fredde sere d’inverno ci scalderemo con fantastici pannelli stellari: un bel flusso di energia dal nostro fighissimo e tentacolare moroso, domiciliato su Betelgeuse.

 

postato da: opi alle ore 11:04 | link | commenti (11) | commenti (11)
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